MENU
Azienda Logistica

Da Brembo a Fiamm le imprese italiane tornano in produzione

Dalla Brembo a Fiamm, le aziende presenti nella Repubblica Popolare riprendono gradualmente a produrre. Anche a Wuhan si sta tornando in fabbrica, con mascherine e rigidi controlli. Secondo quanto comunicato dal governo, il 9 marzo circa l’80% delle aziende straniere aveva rimesso in modo le macchine.


23/03/2020 09:48

di Andrea Pira - Class Editori

cina

Avanti con gradualità. Mentre in Italia i governatori delle regioni più colpite dall’epidemia di coronavirus chiedono al governo norme più stringenti per tenere la gente a casa, in Cina, dove giovedì 19 marzo per la prima volta dall’inizio dell’emergenza sanitaria non si sono registrati contagi domestici, poco a poco si torna alla normalità. Se non a pieno ritmo, si lavora comunque con tempi sempre più serrati.

Secondo quanto comunicato dal governo, il 9 marzo circa l’80% delle aziende straniere aveva rimesso in modo le macchine. E le italiane non fanno eccezione. L’ultima in ordine di tempo ad annunciare il riavvio degli impianti è stata Lu-Ve. Lo scorso 24 gennaio il gruppo di tecnologie per la refrigerazione aveva sospeso in via precauzionale la produzione nel nuovo stabilimento di Tianmen, metropoli da 1,7 milioni di abitanti nell’Hubei, la stessa provincia di Wuhan, epicentro dell’epidemia. Certo, ci sono ancora problemi di logistica. Lo stabilimento viene però rigidamente controllato e i dipendenti sono al lavoro, anche se in auto-quarantena nello stabilimento e nei dormitori.

Rientrano in fabbrica anche i dipendenti della sede cinese di Fiamm, il più grande produttore al mondo di clacson per auto. Da quando erano andati in ferie per il Capodanno Lunare sono stati costretti nelle loro abitazioni, come il resto della popolazione di Wuhan, capitale cinese dell’automotive. Lo stabilimento dell’azienda italiana (leader nella produzione di batterie per automobili prima della cessione della quota di maggioranza a Hitachi) è rimasto deserto, così come lo sono tutti gli altri siti del distretto industriale. Il ritorno sta avvenendo a piccoli passi. Con l’allentamento delle limitazioni però già dalla prossima settimana la situazione dovrebbe tornare alla normalità. Se qualche apprensione c’è, più che sul mercato asiatico, dove Fiamm ha una quota attorno all’8%, è per l’eventuale evoluzione dell’epidemia negli Stati Uniti e l’Europa, dove la percentuale è del 50%, o in America Latina (60%).

A Qingdao dopo una chiusura di due o tre settimane a ridosso del Capodanno, lo stabilimento della Meccanotecnica Umbra ha riaperto prima con un terzo delle attività a metà febbraio e da marzo a regime, con il 95% dei dipendenti. «Sono ripresi gli ordini dei clienti», spiegano dall’azienda di tenute meccaniche per pompe, ricordando comunque che la consociata cinese nella città costiera dello Shandong «serve quasi esclusivamente il mercato locale». L’aspetto più importante, aggiungono, «è preservare la continuità dei trasporti».

Sempre da metà febbraio si sono rimessi all’opera i quattro poli produttivi di Brembo nella Repubblica Popolare. Prima gli uffici logistici e commerciali di Qingdao il 12 febbraio, mentre lo stabilimento di Langfang ha ricevuto l’ok il giorno successivo e le attività di fonderia sono riprese il 17, così come quelle a Nanchino. Quanto alla piena produttività, dipende dal rientro scaglionato dei dipendenti per via dell’auto-quarantena di 14 giorni cui deve sottoporsi chi torna dall’estero o da altre province del Paese.

«Dal 9 marzo siamo pienamente operativi» raccontano da Savino Del Bene. Febbraio per la multinazionale della logistica è stato un mese particolare, dettato dalle limitazioni agli spostamenti all’interno del Paese. Il lavoro è ripartito il 10 febbraio crescendo gradualmente e ora si va a pieno ritmo.

Adesso occorrerà valutare eventuali ripercussioni per l’export dovute al blocco del trasporto aereo e alle quarantene imposte alle navi in arrivo da determinati Paesi, imposte da alcuni porti. Il primo è stato Fuzhou e la misura riguarda anche i cargo dall’Italia. Ma la Cina si è comunque rimessa i moto. (riproduzione riservata)


Chiudi finestra
Accedi