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Sea: proseguire nella liberalizzazione dei cieli verso la Cina

L'amministratore delegato del gestore degli scali milanesi chiede un ulteriore apertura del mercato per non perdere terreno rispetto alle concorrenti europee che vantano un maggior numero di frequenze settimanali verso la Repubblica popolare. Per farlo occorre però riaprire i bilaterali con Pechino.


04/07/2019 12:46

di Mauro Romano - Class Editori

Sea chiede cieli più aperti sulla Cina
Armando Bruini

Occorre aprire ulteriormente il mercato dei cieli verso la Cina, aumentando il numero di frequenze. “'Le politiche di liberalizzazione dei cieli devono proseguire, in particolare verso Paesi che hanno un grosso potenziale turistico incoming verso l'Italia. E' di questi giorni in discussione una possibile riapertura dei bilaterali con la Cina, noi fortemente raccomandiamo di aprire quel mercato, perché oggi l'Italia perde traffico come Paese rispetto ai concorrenti di altri Paesi che hanno molte più frequenze disponibili”, ha spiegato l’amministratore delegato di Sea,  Armando Brunini.

Parlando in audizione davanti alle senatrici e ai senatori della commissione Lavori Pubblici sul disegno di legge delega sul trasporto aereo, l’ad del gestore degli scali milanesi è tornato su uno dei temi cari al settore aeroportuale, ossia la riapertura il capitolo degli accordi bilaterali per aumentare la frequenza dei collegamenti, sia in ambito passeggeri che nel cargo.

I cieli tra Italia e Cina cominciano, infatti,  a essere saturi. L’ultimo aggiornamento risale al 2015. Trascorsi quattro ci sarebbe quindi bisogno di qualcosa di più di un tagliando. L’ultima revisione ha portato le frequenze settimanali per parte a 49. Ma se sul versante italiano c’è ancora spazio di manovra, su quello cinese comincia a scarseggiare. Delle frequenze assegnate solo 36 sono effettivamente utilizzate dai vettori cinesi. Le altre 13 sono invece opzionate dalle compagnie più grandi: AirChina, China Eastern Airlines e China Southern. Il numero ideale da raggiungere, allo stato attuale del mercato, spiegano fonti del settore a Class Editori,  è di 70 frequenze settimanali. Ma già con lo sblocco delle sette assegnazioni concordate si avrebbero effetti sulla capacità dei vettori regionali.

Secondo i dati dell’Ufficio Studi Enit, con oltre 3,5 milioni di arrivi e 5 milioni di presenze l'Italia rappresenta la meta preferita dei visitatori cinesi e primeggia in Europa superando Francia, Germania e Spagna. "Le previsioni per il 2019 sono più che rosee: crescono, infatti, le prenotazioni di oltre il 20 per cento".


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