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Politica Economica

Kazakistan, boom di Made in Italy, con i macchinari al top

Nei primi sei mesi di quest'anno è cresciuto di oltre il 50%, ma sulla bilancia commerciale, in rosso per l'Italia, pesa l'importazione di prodotti petroliferi, dai giacimenti in gran parte gestiti da Eni. L'integrazione del paese nella Belt&Road Iniziative è una delle ragioni che sta spingendo l'iniziativa delle imprese italiane in quel mercato


07/10/2019 13:39

di Pier Paolo Albricci - Class Editori

kaza
Il business district di Astana, la principale città kazaka

Nei primi sei mesi di quest'anno, le esportazioni italiane in Kazakistan, paese chiave sulla nuova Via della Seta, sono aumentate di oltre il 50%, a 674 milioni di euro, uno dei migliori incrementi dell'export italiano in assoluto. Nei primi tre mesi c'è stato addirittura un raddoppio, con un aumento del 141%, percentuale che si è poi ridimensionata nel tre mesi successivi.

Il paese del centro Asia si conferma così un partner commerciale privilegiato, che può offrire alle imprese italiane grandi opportunità di investimento. Settore trainante di questa crescita sono i prodotti delle attività manufatturiere: in particolare, viene segnalato dall'Istat, per quanto riguarda i primi tre mesi di quest'anno, il notevole incremento nell’esportazione di lavori in ghisa, ferro e acciaio (+384%), strumenti ottici (+71%), utensileria da cucina (+185%) e prodotti farmaceutici(+144%). Ma nei primi sei mesi c'è stato soprattutto un aumento recordo dell'export di macchinari, generatori e prodotti elettrici, il cui valore è quintuplicato da 63 a 314 milioni di euro.

Stanno registrando un incremento,  pur con percentuali meno significative (+20%), le importazioni, sostenuto in particolare da quelle di prodotti petroliferi, via Eni, che nel semestre sono salite a quasi 800 milioni di euro, quasi il 60% in più dell'anno scorso. 

Il dato si combina con la crescita della produzione locale confermata lo scorso luglio dal ministero dell’Energia, che ha tirato le somme dei primi sette mesi dell’anno, registrando un volume di produzione complessivo a 52,23 milioni di tonnellate, ben oltre le stime del piano energetico statale. 

I tre giacimenti di Kashagan e Karachaganak, dove opera Eni, e Tengiz, che vede come soci principali Chevron ed ExxonMobil hanno totalizzato una produzione di 31,6 milioni di tonnellate di cui 7,2 milioni a Kashagan, 17,5 milioni a Tengiz e circa 6,9 milioni a Karachaganak.

Contemporaneamente la Ncoc, North Caspian Operating Company, di cui Eni ha il 16,8%, ha diffuso i dati relativi alla produzione dall’entrata in attività del giacimento offshore a oggi: 30 milioni di tonnellate di greggio e oltre 8,44 miliardi di metri cubi di gas, superando gli obiettivi trimestre dopo trimestre. Adesso il giacimento sta producendo alla massima capacità consentita da questa fase di sviluppo, con un ritmo di 380 mila barili al giorno.

Nel complesso la bilancia commerciale ha segnato un rosso per l'italia di quasi 300 milioni, su un totale di scambi di 1,6 miliardi di euro, il 35% in più del 2018, anche se in miglioramento di 100 milioni di euro. 

L'andamento dell’ interscambio commerciale si inserisce nel quadro di cooperazione multilaterale al quale entrambi i paesi prestano grande attenzione: l’ingresso del Kazakistan nell’Organizzazione Mondiale del Commercio, la firma dell’Enhanced Partnership and Cooperation Agreement con l’Unione Europea e la nuova strategia per l’Asia Centrale appena adottata dalla Commissione Europea sono chiari segnali dell’integrazione nel commercio mondiale del Kazakistan, che ha così permesso alle imprese italiane di accrescere la loro presenza in Asia Centrale.

Di non minore importanza, infine, è l’impegno del governo italiano a partecipare al progetto cinese Belt&Road, nel quale il Kazakistan gioca un ruolo fondamentale come paese di transito, come dimostra la creazione del porto secco di Khorgos, una delle più importanti piattaforme logistiche dell’intero progetto.


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