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Politica Economica

L'export cinese sorprende. Lo stesso fa il disavanzo

Le esportazioni dalla Cina sono aumentate inaspettatamente del 3,3% su base annua a luglio, recuperando da un calo dell'1,3% a giugno, andando oltre le aspettative del mercato di una caduta del 2%.. Sono scese le spedizioni verso gli Stati Uniti (-19,1%), verso il Giappone (-13%), la Corea del Sud (-20,1%), Taiwan (-6,8%) e l'Ue (-3,3%), ma sono balzate nei confronti dell'Australia (18,7%) e dei paesi dell'Asean (0,4%)


08/08/2019 11:47

di Elena Dal Maso - Class Editori

Sorprende l'export cinese

I buoni dati giunti oggi da Pechino hanno messo in secondo piano la notizia che nel frattempo, nelle scorse ore, la Banca Centrale cinese ha fissato lo yuan al livello più basso dalla crisi finanziaria del 2008, oltre la soglia psicologica di 7, a 7,0039 contro il dollaro. Lasciando quindi che la valuta possa oscillare per un +/-2% nell'arco della giornata. Lunedì scorso, quando lo yuan è andato oltre 7 (con un fixing però a 6,9), il presidente Usa Donald Trump ha accusato Pechino ufficialmente di svalutare lo yuan a fini commerciali.

Le esportazioni dalla Cina sono aumentate inaspettatamente del 3,3% su base annua a luglio, recuperando da un calo dell'1,3% a giugno, andando oltre le aspettative del mercato di una caduta del 2%. Il rimbalzo delle vendite all'estero è arrivato nonostante un altro giro di tariffe dagli Stati Uniti sui circa 300 miliardi di dollari di beni cinesi che entreranno in vigore dal primo settembre.

Le importazioni sono diminuite nel frattempo del 5,6% su base annua sempre a luglio, dopo un calo del 7,3% nel mese precedente e rispetto alle aspettative del mercato di un calo dell'8,3%. Sono scese le spedizioni verso gli Stati Uniti (-19,1%), verso il Giappone (-13%), la Corea del Sud (-20,1%), Taiwan (-6,8%) e l'Ue (-3,3%), ma sono balzate nei confronti dell'Australia (18,7%) e dei paesi dell'Asean (0,4%).

Il surplus commerciale della Cina è salito sempre a luglio a 45,06 miliardi di dollari da 27,49 miliardi di dollari nello stesso mese dell'anno precedente e battendo il consenso del mercato di 40 miliardi. Di anno in anno, le esportazioni sono cresciute del 3,3%, mentre le importazioni sono diminuite del 5,6%.

Dopo che il presidente Usa Trump ha annunciato il 10% di dazi su 300 miliardi di dollari di beni cinesi importati a partire dal primo settembre (la fase 3 della guerra dei dazi che colpisce molto il settore tech), gli economisti temono sempre più che la recessione globale sia vicina. "I mercati finanziari stanno aumentando i rischi", ha infatti scritto l'economista di JP Morgan, Joseph Lupton. "Le azioni continuano a scivolare e la volatilità è aumentata, ma la campana d'allarme è più forte nei mercati dei tassi, dove la curva dei rendimenti si è invertita maggiormente così come è avvenuto poco prima dell'inizio dell'ultima grande crisi finanziaria".

L'ultimo allarme è iniziato quando le banche centrali in Nuova Zelanda, India e Tailandia hanno sorpreso i mercati con un allentamento aggressivo, mentre le Filippine dovrebbero tagliare il costo del denaro oggi. Intanto il presidente della Fed di Chicago Charles Evans ha spiegato ieri sera di essere aperto a tassi più bassi per rafforzare l'inflazione e contrastare i rischi per la crescita economica dovuti alle tensioni commerciali.


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