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Politica

Si dimezzano le ritenute sui dividendi delle imprese italiane in Cina

Il provvedimento riguarda gli utili conseguiti dal primo gennaio 2026 e rientra nell'accodo bilaterale Italia-Cina sulle doppie imposizioni fiscali entrato in vigore quest'anno. Un altro corposo vantaggio riguarda le royalties: nel complesso chi opera in Cina è incentivato ad investire


19/02/2025 15:59

di Lorenzo Riccardi*

settimanale
Lorenzo Riccardi, presidente della camera di commercio italiana in Cina

Il nuovo accordo fiscale siglato a Roma tra Italia e Cina nel 2019 ha completato il processo di ratifica, entrando in vigore nel 2025 ed efficacia fiscale dal 1 gennaio 2026 con novità rilevanti per le aziende italiane con investimenti del Paese.

Il 3 dicembre 2024 è stata pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale la legge n. 182 del 18 novembre 2024, che ratifica e dà esecuzione all'accordo tra il Governo della Repubblica Italiana e il Governo della Repubblica Popolare Cinese per evitare le doppie imposizioni e prevenire l'evasione fiscale, firmato a Roma il 23 marzo 2019.

Questo nuovo trattato sostituisce quello precedente del 31 ottobre 1986, introducendo modifiche sostanziali, in linea con il Modello OCSE 2017, e apportando miglioramenti significativi per le imprese italiane con rapporti economici con il mercato cinese.

Secondo l'articolo 29 della convenzione, l'accordo entra in vigore 30 giorni dopo il completamento delle necessarie procedure interne di ratifica da entrambe le parti, e sarà applicabile ai redditi percepiti a partire dal 1° gennaio dell’anno solare successivo alla sua entrata in vigore. Le imprese italiane possono già valutare i possibili riflessi di queste modifiche, in vista della sua applicazione a partire dal 1° gennaio 2026.

Le principali novità riguardano in particolare la tassazione di dividendi, royalties, interessi e capital gain.

Il nuovo trattato prevede una riduzione dell'aliquota sulla ritenuta alla fonte sui dividendi, che scende dal 10% al 5% per i dividendi pagati a società che possiedono almeno il 25% del capitale della società emittente per un periodo minimo di 365 giorni. Negli altri casi, l'aliquota rimarrà al 10%. Rispetto al precedente accordo, che prevedeva una tassazione generalizzata al 10%, questa modifica offre vantaggi significativi per gli investitori diretti in Cina.

Il trattamento delle royalties è stato rivisitato, mantenendo un’imposizione al 10% in entrambi gli Stati, mentre per le royalties relative a attrezzature industriali, commerciali o scientifiche, il trattato riduce la base imponibile al 50% del valore lordo, abbassando quindi la ritenuta al 5%. Questa modifica incentiva gli scambi tecnologici e industriali tra i due Paesi.

Per gli interessi, il nuovo accordo introduce esenzioni specifiche dalla ritenuta alla fonte, quando gli interessi sono destinati a enti pubblici o a banche centrali. Questa esenzione rappresenta un passo importante per promuovere l’investimento diretto tra i due Paesi.

Le modifiche introdotte dal nuovo trattato sono particolarmente rilevanti per le imprese italiane che operano in Cina. Con l’aliquota ridotta sui dividendi e le royalties, e le esenzioni sugli interessi pagati a enti pubblici, le aziende italiane avranno una riduzione del carico fiscale a fronte dell’incremento degli investimenti bilaterali, considerando che le agevolazioni si intendono nei due flussi ma gli investimenti cinesi in Italia sono pari a 2.8 miliardi di euro, mentre gli investimenti italiani in Cina sono molto superiori, circa 15 miliardi di euro, impiegano 130.000 addetti e generano un fatturato 33 miliardi di euro.

La ratifica della convenzione fiscale segue il piano d’azione siglato a Pechino dai due premier, Giorgia Meloni e Li Qiang, come parte del partnerariato strategico tra Italia e Cina che promuove sei principali aree di cooperazione: commercio e investimenti, finanza, innovazione, sostenibilità, sanità, e cultura. (riproduzione riservata)

 * presidente della Camera di commercio italiana in Cina


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