Cmit Europe, la prima filiale europea di China Merchants, il colosso pubblico cinese attivo nell'immobiliare, ai cantieri navali, assicurazioni, banca, oil&gas e infrastrutture portuali, ha firmato un memorandum of understanding con Rina per la verifica normativa di soluzioni innovative per i suoi nuovi progetti di navi da crociera.
Rina, l'azienda genovese di classificazione navale, certificazione e servizi a supporto dell’ingegneria, metterà a disposizione la sua esperienza nel mondo cruise svolgendo attività di technology validation e concept approval dei progetti sviluppati. Rina è tra le imprese italiane di ingegneria piùimpefgnate sui grandi progetti legati alla Belt&Road Initiative (Bri), in alcuni mercati chiave in Asia centrale (Turkmenistan) e in Africa (Egitto).
Cmit Europe, che ha sede a Ravenna, è, da parte sua, specializzata in design navale e soluzioni tecnologiche innovative, e si sta impegnando nella progettazione di navi da crociera, con l'obbiettivo di utilizzare il know-how italiano per implementare le capacità costruttive cinesi. Sul filone delle attività legate alle crociere, in pieno boom di domanda in Cina, si stanno creando grandi opportunità per tute le aziende che ci occupano di componentistica e che sono nella supply chain sia dei cantieri, che delle società di gestione dei servizi, quindi gli armatori.
Un esempio fra tutti è quello della Somec veneta, produttrice di vetrate per le grandi navi, che ha aperto una nuova filiale a Shanghai con lo scopo di ampliare l'attività per sfruttare il potenziale di crescita nelle nuove costruzioni di navi da crociera nei porti cinesi e offrendo, con la stessa struttura, servizi in loco con personale tecnico per attività di refitting e manutenzione per le navi che già operano nelle rotte asiatiche.
L'industria crocieristica in Cina si prepara, infatti, a una forte crescita, che fa seguito agli accordi bilaterali tra i primari cantieri e armatori mondiali,primo fra tutti Fincantieri, e il distretto portuale di Shangai.
Per far fronte a questo mercato, le autorità cinesi stanno lavorando alla creazione di hub di settore per la costituzione di una rete di fornitori qualificati che si svilupperà nei prossimi anni. Nel 2018 le rotte asiatiche delle crociere hanno rappresentato circa il 9% delle rotte globali.
In Italia China Merchant si sta preparando a giocare un ruolo da protagonista nella Belt and Road Initiative (BRI), la nuova Via della Seta, con l'obbiettivo di realizzare nei prossimi anni le infrastrutture e le sinergie operative indispensabili per trasformare i tre porti dell’Alto Adriatico, Ravenna, Venezia e Trieste, in un polo logistico integrato, ben collegato via treno con i mercati del centro Europa, attraverso il Brennero.
L'obiettivo è la sfida, ad armi pari, con i porti della Croazia e del Pireo, ma soprattutto con il Nord Europa, che rappresenta ancora il principale punto di arrivo delle merci in arrivo dalla Cina, nonostante lo svantaggio geografico rispetto ai porti mediterranei, che implica almeno sette giorni di più di navigazione con un forte impatto ambientale per la Co2 scaricata nell'aria dalle navi.
Le grandi decisioni le prenderà il mercato, sarà il mercato a decidere dove si sposteranno i flussi di merci. A noi competono le scelte per creare le infrastrutture di raccordo e le sinergie operative per mettere in campo un polo logistico innovativo. E’ un programma di lavoro che potrà diventare realtà nel giro di pochi anni solo se i porti dell’Alto Adriatico faranno squadra, lavoreranno insieme,» ha spiegato a Milano Finanza, dopo la nomina per acclamazionea presidente dell'Associazione che riunisce i porti italiani, Assoporti.
L’arrivo a Ravenna di China Merchant è stato un ulteriore segnale forte, dopo l'investimento in fieri di Cosco nello scalo ligure di Vado, dell'interesse che società del Dragone possono avere per i porti italiani.
«In un anno la società cinese ha creato posti di lavoro e abbiamo presentato a Hong Kong, nel loro quartier generale, i nostri progetti di sviluppo sul porto di Ravenna. Quel che serve ora sono tempi rapidi e certi,» ha spiegato Rossi.
«È per questo che come Assoporti dovremo sollecitare attenzioni per arrivare a un codice degli appalti e a normative ambientali che consentano ai cantieri di partire e di concludersi. Non si tratta di chiedere scorciatoie” ma regole chiare e adeguate alle sfide che stiamo affrontando. Inutile ripetere che i porti della Croazia, il Pireo, dove già ci sono investimenti cinesi, i porti del Nord Europa non stanno a guardare,» ha insistito il neopresidente di Assoporti.
«Anche in relazione al progetto di sviluppo del porto di Ravenna più che di investitori cinesi penso abbiamo bisogno di partner industriali cinesi, di operatori capaci di aprire nuovi scenari come hanno fatto i manager di China Merchant Group,» ha spiegato Rossi.
Cmit-China merchant industry technology Europe, che occupa a Ravenna i grandi spazi che furono parte dell’impero Ferruzzi, è diretta dal ceo Stefano Schiavo, che ha assunto già 50 persone. Il team ravennate lavorerà in stretto rapporto con il porto cinese di Shenzhen, di proprietà di CMGH e nelle previsioni uno staff di cento persone è all’orizzonte.
China Merchant Group, controllata dal governo, è il più grande sviluppatore portuale al mondo, controlla 36 porti in 18 Paesi tra cui Hong Kong, Taiwan, Shenzhen e Shanghai e su Ravenna ha già investito una decina di milioni per la fase di start-up. Nel 2017 ha registrato un fatturato di circa 78 miliardi di euro con 17,7 miliardi di utili. E’ la prima azienda statale cinese in termini di valore e ricchezza.
Ravenna è uno dei 14 core-port strategici europei e terminale meridionale dei due corridoi Baltico-Adriatico e Mediterraneo delle reti Ten-T, con 14 km di banchine, 22 terminal privati, oltre 600mila mq di magazzini e 27 milioni di tonnellate di merci movimentate ogni anno, per il 66% rinfuse solide, segmento in cui è leader.
A Ravenna, dove sono insediati operatori internazionali, tra cui Rosetti Marino, Eni e Micoperi, è stato lanciato, tra l'altro, il primo corso in Italia in Offshore engineering, sviluppato nel campus romagnolo dell’Università di Bologna, una laurea magistrale internazionale, solo in inglese, iniziativa che punta alla formazione dei talenti di domani in un settore strategico.