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Politica

Dazi perversi: in Cina boom dei consumi di aragoste vietnamite

.. ma anche australiane, perché dal 2022 l'area di libero scambio tra i paesi del sud est asiatico più Australia e Giappone, cioè il 30% del pil mondiale sta dispiegando i suoi effetti in molti settori, tagliando fuori l'Occidente. In Australia, per esempio, le auto elettriche cinesi stanno già conquistando tutto il mercato


21/03/2025 18:50

di Marco Leporati*

settimanale

Nel quadrante politico, questa volta relativo alla guerra dei dazi, gli occhi degli attori e comprimari sono puntati su quanto avverrà il mese prossimo con l’introduzione negli Stati Uniti di nuove tariffe in aggiunta a quelle esistenti  per le merci di fabbricazione europea piuttosto che gli incrementi che coinvolgono America, Cina, Canada e Messico.

All’interno di questa cornice vi sono situazioni che apparirebbero marginali ma che marginali non sono, alla luce di alcune dinamiche del commercio mondiale che influenzano diverse direttrici di business.

A partire da ieri la Cina ha sottoposto i prodotti provenienti dal Canada ad un dazio aggiuntivo del 100% per quanto concerne la colza o ravizzone destinata prevalentemente alla produzione di biofuel o derivati alimentari ed ad altri prodotti agricoli mentre per la carne di maiale ed i prodotti ittici tra cui le aragoste, il dazio aggiuntivo è stato stabilito al 25%.

La ritorsione fa seguito a quanto deciso dal Canada  in merito ad auto elettriche, acciaio e alluminio cinesi. Già lo scorso anno le autorità cinesi si erano lamentate che quanto applicato dal governo canadese (100% sulle auto elettriche e 25% su acciaio e alluminio) fosse in palese violazione delle regole della Word Trade Organisation.

Lo stesso Canada, a partire dall’inizio di aprile si troverà a far fronte con i propri prodotti ai dazi americani che, rimandati di un mese, troveranno efficacia salvo decisioni americane dell’ultima ora.

Il Canada sarà fortemente penalizzato in questa battaglia a distanza con la Cina: è il maggior esportatore di colza nel mondo e la quota di mercato con la Cina ne rappresenta il 65%.

Riguardo i prodotti ittici, al fine di evadere ordini già in corso per i quali non è stato possibile modificare i prezzi di vendita, i produttori canadesi sono stati costretti ad assorbire il differenziale del dazio che il cliente dovrà pagare così da poter onorare i rapporti con  gli stessi considerando che sono prodotti vivi con shelf life brevissima che richiedono trasporti solo con spedizioni aeree.

Questa situazione transitoria non potrà durare tant’è che uno degli importatori più importanti della Cina, la Worldwide Seafood con sede ad Hong Kong nella persona di Melinda Ng, director della società, ha fatto sapere «che l’export route è già stata sospesa anche perché all’aumento dei dazi va aggiunta in Cina la  VAT  del 13% (la nostra IVA) con la conseguenza che le fonti di approvvigionamento sono dirottate automaticamente su Vietnam e Australia».

Il Vietnam che è uno dei firmatari del trattato RCEP (Regional Comprehensive Economic Partnership sottoscritto nel 2021 da 14 Paesi oltre la Cina (dieci Stati Asean cui si aggiunge Australia, Giappone, Nuova Zelanda e Corea del Sud ed entrato in vigore il 1 gennaio 2022) sta dispiegando la sua potenzialità nello scambio di prodotti nella più grande e popolosa area di consumatori pari ad un terzo dell’Asia Pacifico con il 30% del pil mondiale.

I vantaggi competitivi del Vietnam in questa categoria merceologica sono presto riassunti: prezzo inferiore per minor costo del lavoro ed efficienza nei trasporti: nell’arco di un giorno il prodotto arriva in Cina e può essere trasferito nei tre più importanti hub: Canton, Shanghai e Pechino. Nello scorso anno l’esportazione di aragoste verso la Cina è cresciuta di 33 volte.

Sembrerebbe contraddittorio che in Cina, a fronte di una stasi dei consumi, vi sia una così forte e continuativa domanda di aragoste ma essendo il prezzo di vendita competitivo i consumatori ne sono attratti. Così come anche è ripresa l’importazione in Cina a partire dalla fine dello scorso anno delle aragoste e di altri prodotti ittici dall’Australia dopo il disgelamento dei rapporti diplomatici e commerciali tra i due Paesi.

In questa circostanza abbiamo un elemento aggiuntivo vicendevole è cioè la completa liberalizzazione nel mercato delle auto australiana delle EV cinesi in quanto, non essendoci più produttori locali, anche se marginali, le auto elettriche cinesi sono ritenute oggi dai consumatori australiani le più affidabili e le più economiche rispetto ad altri marchi inclusa Tesla. In Australia BYD  sta conquistando il mercato, peraltro dominato per il 30% da auto cinesi, con una crescita nel 2024 del 65%.

Infine va segnalato che in questa dinamica dei rapporti la Cina ha appena sottoscritto un accordo con l’Ucraina per l’importazione di prodotti ittici ed agricoli.

Ancora una volta la definizione di Kipling “ il grande gioco” può essere applicata in estensione a situazioni che possano portare beneficio ad uno o più Stati avendo sempre presente l’altra regola aurea dell’economista francese del XIX secolo Frederic Bastiat che “i confini non attraversati dalle merci saranno attraversate dagli eserciti”. (riproduzione riservata)

* corrispondente da Shanghai, dove viove e lavora da 30 anni


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