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Azienda Agricoltura

Il vino italiano in Cina non riesce a sfondare sulla qualità

Nonostante l'apertura di un'ampia fetta del mercato, creata dal blocco delle esportazioni australiane, la quota di made in Italy è cresciuta pochissimo, molto al disotto di quella francese e cilena. Il blocco sta negli accordi con i grandi distributori cinesi e nella mancanza di investimenti dei produttori nella distribuzione


28/02/2022 12:41

di Nicola Brillo - Class Editori

settimanale

Nonostante il blocco delle importazioni di vino dall'Australia non cresce il marketshare dell'Italia in Cina. Secondo i dati appena diffusi dalle dogane cinesi, nel corso del 2021 si è ulteriormente ridotto l’import di vino dall’estero, fermandosi a 424 milioni di litri per 1,69 miliardi di dollari. Il calo in valore del 2021 è, però, solo dell’1,4% e rappresenta una fase di stabilizzazione rispetto al drammatico -25% nel 2020 e alla contrazione del 14,8% nel 2019.

Il vino imbottigliato rappresenta l’86,2% del valore delle importazioni, con un prezzo medio di 5,09 dollari al litro, il vino sfuso rappresenta il 6,4% del valore, con un prezzo medio di 0,88 dollari al litro, mentre i vini spumanti rappresentano il 6,7%, con un prezzo medio di 10,12 dollari al litro. Il vino “bag in box” (contenitori tra i 2 ed i 10 litri) rappresenta lo 0,7%, con un prezzo medio di 2,70 dollari al litro.

«A subire particolarmente il calo, sia in volume che in valore, è il vino imbottigliato, che perde il 12%, mentre si assiste ad una crescita record dei vini spumanti, che segnano un +58% in valore ed un +13,9% in volume», ha spiegato Simone Padoan, membro della Camera di Commercio italiana in Cina.

Primo fornitore del Paese è la Francia, con una quota in valore del 44,54%, seguita dal Cile con una quota del 19,64%. L’Italia si posiziona terza con una quota del 9,78%, seguita dalla Spagna con una quota del 8,64%. Il 2021 è stato fortemente condizionato dalla procedura anti-dumping attivata dalla Cina nei confronti del vino Australiano, che nel 2020 deteneva una quota del 39%, con imposizioni di dazi pari al oltre il 200% che hanno, di fatto, bloccato le importazioni da questo Paese, che si ferma al 3,27%.

«La procedura anti-dumping nei confronti dell’Australia ha improvvisamente aperto un mercato pari al 35% delle importazioni, che Francia e, in parte, il Cile hanno saputo occupare in modo efficace, incrementando le proprie quote di mercato, rispettivamente, di ben 16,7punti percentuali e di 7,56punti percentuali», ha aggiunto Padoan, «mentre la crescita delle esportazioni italiane, di appena 3,5punti percentuali, appare più come un fenomeno di trascinamento della ripartizione delle quote residue».

«Il problema, riscontrato anche negli anni precedenti, è il corretto posizionamento del prodotto italiano per fascia di qualità e prezzo, come risulta evidente dal fatto che anche quando supera il valore medio, comunque non supera la mediana: in pratica più della metà dei paesi che esportano vino in Cina vendono ad un prezzo più alto di quello italiano».

Il caso dei vini spumanti è emblematico: nonostante l’Italia detenga la maggioranza assoluta del mercato cinese in volume, il prezzo al litro è talmente basso che il controvalore economico si ferma sotto il 18%, con un prezzo al litro che schiaccia il prodotto nella competizione tra commodity e, infatti, quasi la metà del prodotto è composto da vino privo di qualsiasi indicazione geografica. Con le eccezioni dello Spumante d'Asti e del Prosecco veneto.

C’è ancora un problema di corretta promozione e sensibilizzazione del mercato cinese, ma è evidente che l’Italia sconta una debolezza sistemica nel dialogo con il sistema distributivo: la grandissima parte dei produttori italiani, infatti, vuole vendere con termine di resa “ex works” (franco fabbrica), ma i distributori cinesi sono troppo impegnati a strutturarsi per seguire la crescita e l’evoluzione del mercato per impegnarsi in una campagna acquisti di un prodotto che non conoscono; preferiscono, quindi, affidarsi alla Francia, che ha da tempo investito in infrastrutture logistico-distributive. (riproduzione riservata)

 


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