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Industria

Noci (Politecnico Milano), sui motori Ai la Cina è avanti agli Usa

Il prorettore della prestigiosa università milanese, protagonista di accordi di cooperazione con le maggiori università della Repubblica popolare, ha anche sottolineato l'arretratezza di Europa e Italia in particolare sugli investimenti nell'Ai. Il rischio per il Belpaese è di rimanere indietro di 100 anni


14/02/2025 17:39

di Pier Paolo Albricci - Class Editori

settimanale
Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano

«Si è soliti dire che i cinesi copiano, gli americani innovano e gli europei regolamentano. Ebbene: quest'ultimo punto è estremamente vero, e spesso l'eccessiva regolamentazione e la produzione normativa di ampio respiro riduce il potenziale competitivo di questo pezzo di mondo. Chi innova, però, sono tanto gli americani quanto i cinesi.

In particolare i cinesi su certe categorie di motori AI sono più avanti degli americani: per loro, la privacy è un disvalore, non sono preoccupati di essere monitorati minuto per minuto a causa della matrice culturale confuciana», ha affermato Giuliano Noci, prorettore del Politecnico di Milano, uno dei maggiori conoscitori della Cina, protagonista di tanti accordi e progetti di cooperazione con le maggiori università cinesi tra cui Beihang University, Shanghai Jiaotong University, Tianjin University, Tongji University, Tsinghua University e Xi’an Jiaotong University. 

Noci ha sottolineato che «non è un caso che Elon Musk guardi con straordinaria attenzione alla Cina - non tanto per la gigafactory Tesla, il discorso è molto più sofisticato. Ricordiamoci che la Cina ha un apparato normativo sull'AI, ma di certo non come quello europeo: Musk, quindi, ha nella Cina il più grande campo di addestramento di AI per le sue automobili».

Noci ha insistito sul fatto che l'Europa e l'Italia possono essere considerate in crisi strutturale dal punto di vista degli investimenti in AI. «L'Europa, nell'AI, investe il 5% di quello che investono gli Usa. L'Italia ha dichiarato di voler investire 500 milioni di euro - contro i 110 miliardi della Francia. L'Italia è drammaticamente in ritardo anche sulla consapevolezza e sulla portata trasformativa offerta dall'AI», ha continuato il professore, «a questo si aggiunge la mancanza di dati. Le aziende italiane hanno una modesta capacità di codificare dati e, quindi, non sono utilizzabili dai motori di ricerca AI. Da qui a 5 anni arriveranno questi motori, addestrati su culture aziendali statunitensi e cinesi, e ci troveremo a perdere 100 anni di vantaggio comparato».

Noci ha anche sottolineato che la legacy manifatturiera Europea «è per certi versi una gabbia mentale che stiamo osservando nell'ultimo periodo nell'automotive tedesco, che non è certo entrato in crisi per mancanza investimenti in digital transformation, ma per l'ottica con cui sono stati effettuati. L'AI cambia l'ontologia di prodotto: l'approccio non è più quello industriale tradizionale. In Cina le macchine non sono costruite da assemblatori dell'automotive ma da nuovi player come Huawei e Xiaomi che fanno joint venture con questi assemblatori più tradizionali», ha concluso. (riproduzione riservata)

 


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